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La più antica farmacia d'Europa

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(Guarda il Vedeo) (Video reportage di Alberto Alberti) A Roma si trova un piccolo gioiello della scienza farmaceutica, nel quartiere di Trastevere, nella centralissima Piazza della Scala che deve il suo nome alla presenza, secoli fa, di una Madonna collocata sotto una scala e che, secondo la tradizione popolare romana, avrebbe guarito miracolosamente due bambini. Fu sul luogo in cui era posta quell’icona che a cavallo tra Cinquecento e Seicento sorse la chiesa che oggi domina la piazza e che aveva accanto, al primo piano del civico 23, l’antica spezieria di Santa Maria della Scala, la farmacia nata nel XVI secolo ed aperta poi al pubblico alla fine del secolo successivo. La più antica farmacia di Roma e d’Europa, aveva una collocazione strategica perché si trovava a poche centinaia di metri da un importante asse viario, quello di Via della Lungara che collega questa zona di Trastevere con il Vaticano e che, proprio per questa vicinanza con la basilica di San Pietro, le consentirà di essere conosciuta come la farmacia dei papi. Qui pontefici, nobili e re si recavano per curarsi e comprare i medicamenti necessari, entrando da un’entrata riservata ed appartata. La farmacia di Santa Maria della Scala è un ambiente, che colpisce per i suoi arredi e per le sue decorazioni parietali. Il salone ha ancora le vetrine ed i mobili in legno del XVIII secolo, mentre il soffitto completamente affrescato reca, al centro, lo stemma dei Carmelitani con il monte Carmelo e la croce ben in evidenza. Qui tra bilancini, veleni e medicamenti troviamo i due prodotti più venduti di quel periodo: l’acqua antipestilenziale utilizzata per la peste bubbonica e l’acqua di melissa che combatteva l’isteria. Nel salone principale dell’antica farmacia di Santa Maria della Scala si trovano le essenze protette dai vasi di vetro, le foglie di queste erbe medicinali si trovano nella stanza accanto, custodite nelle scatole di sandalo all’interno di un armadio. Ginepro, sanguisughe, noce, liquirizia, cardamomo, arnica, finocchio e poi malva, ribes, valeriana (solo per citarne alcuni) si trovano sulle scaffalature e nelle vetrine poste accanto o dietro il bancone di vendita. Tutto è rimasto come è stato lasciato nel 1954, l’ultimo anno di attività della farmacia. In un mobiletto a parte sono conservate le boccette contenenti i veleni, come riporta la scritta latina ‘venena’.



REG. TRIBUNALE DI ROMA N.117/2017
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